Da Capo Caccia decollano volatili dotati di Gps. Nell’area protetta partito uno studio che consente di monitorare gli spostamenti dell’uccello delle tempeste.

News | 11 dicembre 2019

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Da Capo Caccia decollano volatili dotati di Gps. Nell’areaprotetta partito uno studio che consente di monitorare gli spostamentidell’uccello delle tempeste. Si tratta della prima volta nel Mediterraneo chesi testa la tecnologia della georilevazione satellitare su un volatile diappena 30 grammi di peso. I risultati del progetto di sperimentazione condottodall’Ispra, Università degli studi di Milano, Parco naturale regionale di PortoConte e Area marina protetta di Capo Caccia presentati nel corso di unoworkshop promosso nell’ambito del progetto “Girepam” nei giorni scorsi.

Nonc’è solo l’aeroporto di Fertilia nella Riviera del Corallo. Nel Parco naturaleregionale di Porto Conte e nell’Area marina protetta Capo Caccia -isola Piana infatti,non si contano “hangar” e piste di decollo e atterraggio per milioni di piccolie grandi volatili molti dei quali rari e che, date le dimensioni, non sempre èfacile monitorare. Recentemente però è stato possibile, attraverso unospecifico progetto di ricerca, “collarare” diversi esemplari di uccello delletempeste. Si tratta della prima volta nel bacino del Mediterraneo che questiindividui che pesano appena una trentina di grammi vengono dotati di sistemi dirilevazione satellitare. Lo studio condotto da Ispra, Università degli studi diMilano e il supporto tecnico logistico del Parco naturale regionale di PortoConte e dell’Area marina protetta Capo Caccia - Isola Piana ha consentito di certificaregli spostamenti della colonia di uccelli delle tempeste dall’Isola Foradadaverso altri siti di nidificazione e alimentazione documentando tratte in volo, nell’arcodi sole 48 ore, di centinaia di chilometri. Con spostamenti in mare apertoverso zone particolarmente ricche di nutrienti e di zooplancoton di cui sinutre. Un ulteriore elemento di novità è dato dal fatto che ancora una volta learee protette terrestre di Porto Conte e marina di Capo Caccia si qualificanocome siti di elezione per numerose specie rare e che meritano attenzione etutela. E’ il caso appunto dell’uccello delle tempeste che come detto è unprocellariforme di piccolissime dimensioni, ma dall’alto valoreconservazionistico. Dasegnalare che in tutto il mondo sono solo i tre gruppi di ricercatori che hannola tecnologia necessaria per lavori “GPS based” su uccelli delle tempeste: unoè inglese, uno spagnolo e il terzo è italiano. Data il rilevante consolidamentodi questa specie all’interno dei parchi algheresi ma anche di altre com’è il caso della Bertamaggiore gli studi proseguiranno ancora sempre sotto la regia dell’ISPRA,Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale con il quale il Parconaturale regionale di Porto Conte e l’Area marina protetta di Capo Caccia -Isola stipuleranno un apposita convenzione di collaborazione e ricerca. Dopo iprogetti quindi che hanno consentito di reintrodurre esemplari di avvoltoiogrifone e ricostituire una più ampia colonia a supporto di quella del Bosano eancora monitorare gli spostamenti dei cinghiali, con la telerilevazionedell’uccello delle tempeste le aree protette di Capo Caccia e Porto Conte si qualificanosempre più per la presenza una importante biodiversità sul fronte dell’avifaunaprioritaria per la conservazione. “Non possiamo che essere di soddisfattiquando attività di ricerca come questa- ha riferito il direttore delle due areeprotette algheresi Mariano Mariani- portano ricchezza di conoscenza su aspetticaratterizzanti la biodiversità dei nostri parchi. Una testimonianza se c’è nefosse ancora bisogno che Porto Conte e Capo Caccia rappresentano luoghinaturali di straordinaria rilevanza internazionale. Una finestra di visibilitàche fa conoscere Alghero e il nord-ovest sardo ad una platea di potenziali“nuovi turisti” ossia ricercatori e appassionati di avifauna.” Al workshopsvoltosi nei giorni scorsi e nel corso del quale sono stati diffusi i dati sulmonitoraggio dell’uccello delle tempeste hanno preso parte Rhiannon E. Austindel Dipartimento di zoologia Università di Oxford e della Scuola di ScienzeAmbientali dell’Università di Liverpool con una relazione incentrata su “minaccein mare e pericolo di estinzione delle berte mediterranee: un caso studio sullaberta delle Baleari” , Jacopo G. Cecere dell’ISPRA - Area per l'AvifaunaMigratrice (BIO-AVM) con una relazione incentrata su “ruolo delle aree marine protette per laconservazione degli ambienti pelagici: il caso della berta maggiore”. Federicode Pascalis dell’Università di Milano invece ha presentato il recentissimo uccellodelle tempeste.



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