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Storia della colonia penale di Tramariglio e del borgo

Tra la fine dell'ottocento e la prima metà del novecento la Sardegna si trova al centro di un vasto programma di colonizzazioni agricole che sono alla base di importanti realizzazioni urbanistiche ed architettoniche. L'avvio di questa esperienza coincide con la legge 2 agosto del 1897, un insieme organico di provvedimenti legislativi che aveva l'obiettivo di rilanciare l'economia dell'isola attraverso la creazione di iniziative imprenditoriali e la colonizzazione di aree geografiche disabitate.

La nascita della colonia penale di Tramariglio si deve collocare, quindi, all'interno delle trasformazioni del territorio algherese nel primo novecento, e la sua vicenda è strettamente connessa con la storia delle colonizzazioni moderne e della legislazione penale italiana del novecento. L'utilizzo della mano d'opera dei detenuti per i lavori di bonifica di alcuni territori della Sardegna che venivano assegnati a famiglie di coloni era, infatti, regolata dalla la legge 30 novembre 1933, n. 1719, con la quale furono assegnate all'Ente Ferrarese di Colonizzazione le tre colonie penali di Isili, Castiadas e Cuguttu. Impegnare i detenuti nella bonifica di territori periferici ed insalubri e nella loro successiva messa a coltura sembrava costituire, poi, un efficace strumento per la futura riabilitazione degli ex reclusi, incentivati a far ritorno nelle campagne, evitando il riversarsi nei centri urbani dove appariva sempre più difficile mantenere l'ordine pubblico. L'ente ferrarese ebbe, quindi, un ruolo centrale nella gestione dei lavori di bonifica dei detenuti dell'isola: «seguendo le vostre alte direttive questo lavoro è stato inserito nell'attività di bonifica e ripopolamento della Sardegna, stabilendosi di cedere le colonie penali già bonificate ad enti agricoli o ad organizzazioni di contadini, e trasferire i detenuti in altre zone ove occorrono opere di bonifica». Questo meccanismo di sostituzione dei detenuti con i coloni era già stato sperimentato a Cuguttu, con l'istituzione dell'Azienda Agricola Maria Pia di Savoia, primo lotto di poderi assegnati nell'ambito della bonifica della Nurra. La stessa cosa sarebbe dovuta avvenire con l'istituzione dello stabilimento penale di Tramariglio.

Lo stabilimento penale smise di funzionare come tale nel 1961, e fu restituito all'ETFAS, l'ente regionale che dal 1952 aveva assorbito i precedenti organismi ed ereditato i beni patrimoniali. Ma le condizioni politiche ed economiche erano mutate, per cui la colonia non si trasformò in villaggio agricolo: gli anni sessanta, infatti, vedono nascere un programma di interventi denominato "Parabola d'Oro", promosso da alcuni enti pubblici, tra i quali l'IMI, che in accordo con l'ETFAS, proprietaria dei terreni demaniali, porterà alla realizzazione di un importante comparto alberghiero e la trasformazione dei luoghi di pena in nuovi paesaggi del turismo.
Veduta complessiva dell’insediamento e della Diramazione Centrale (Collezione Torre, Alghero)La storia di questa colonia penale è intrecciata con quella della bonifica della Nurra anche dal punto di vista della vicenda progettuale: progettata nel 1939 dall'ingegnere Arturo Miraglia, funzionario tecnico dell'Ente, Tramariglio sembra rappresentare l'elemento di continuità di una cultura progettuale espressa solo parzialmente dall'autore del piano della vicina città di fondazione di Fertilia. Il progetto di questa città nuova, disegnata nel 1935 da Arturo Miraglia è costituito da uno scenografico impianto urbanistico: «una vasta piazza rettangolare, con termine ad esedra, che si apre con ampie terrazze sul mare, e sui cui lati si allineano gli edifici pubblici principali [...] nel fondo della piazza, a fondale per chi viene dal mare, la Chiesa, dominata dall'alto campanile centrale; sui fianchi la Casa del Fascio e l'O.N.D., l'edificio delle Poste e Telegrafi, l'edificio degli Affari generali, l'ambulatorio medico e la farmacia, un edificio a negozi ed abitazioni. Alla piazza adducono un sistema di strade radiali ed una bella arteria lungo mare». La città di Miraglia ha come perno compositivo il grande spazio urbano, la Piazza 9 maggio, cerniera tra il mare ed il territorio circostante, intorno al quale sono distribuiti gli edifici principali: la residenza comunale, la sede degli uffici agrari di bonifica, la scuola, la chiesa, veri protagonisti della scena urbana.

Veduta complessiva della borgata di Tramariglio negli anni cinquanta (Collezione Torre, Alghero)

In origine, l'estensione della colonia era di circa 120 ettari, utilizzati quasi esclusivamente per attività miste agro-pastorali e le strutture e i servizi erano dimensionati per una popolazione carceraria di circa 400 detenuti. Come in tutte le colonie agricole, anche a Porto Conte il territorio era suddiviso in poderi presidiati dalle diramazioni, edifici agricoli lontani dalla casa centrale dove venivano stabiliti altri detenuti. In sostanza, dei distaccamenti funzionali dotati di una certa autonomia, tanto da essere considerati un "carcere nel carcere".

Il sistema funzionava, quindi, secondo il modello dell'hofsystem tedesco, cioè un sistema di appoderamento legato ad un'azienda agraria o ad un centro rurale di riferimento, nel quale ogni podere si procura i mezzi primi dell'esistenza, senza ricorrere ad aiuti di forze esteriori. Il centro di questa organizzazione era lo stabilimento penale di Tramariglio. L'insediamento è tutto concentrato intorno allo stabile principale che ospitava i detenuti, la Diramazione Centrale, perno di un sistema urbano strutturato su due assi viari principali lungo i quali sono disposti gli altri fabbricati della colonia. Questo edificio è organizzato sulla base di uno schema tipologico a corte aperta su un lato, una sorta di ferro di cavallo rivolto verso la baia. Veduta dell’insediamento e del nucleo degli edifici principaliLa disposizione planimetrica è costituita dal collegamento di tre principali corpi di fabbrica a due piani, uniti da elementi curvi che definiscono gli angoli del complesso, una soluzione architettonica unitaria che riunisce differenti edifici per funzioni ed importanza e che poteva ospitare il maggior numero di detenuti; al centro del cortile, chiuso da un alto muro, doveva sorgere una piccola cappella, poi non realizzata. I diversi corpi di fabbrica avvolgono il cortile con facciate disegnate e scandite da paraste continue che generano uno spazio del tutto analogo ad una piazza urbana. Questa impressione è rafforzata da un disegno prospettico del cortile eseguito dallo stesso Miraglia, dove lo spazio viene rappresentato aperto e separato rispetto ad un contesto reale, quasi a dichiarare un'idea di urbanità che va al di là della funzione detentiva e segregativi dell'edificio, immagine di una città carceraria in attesa della civitas.

(Estratto dal volume "La colonia di Tramariglio" 1° edizione della collana "I quaderni del Parco di Porto Conte" pubblicato da Carlo Delfino editore)

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