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La Casa del Parco

La storia umana

La storia penitenziaria della "Casa di Lavoro all'aperto" di Tramariglio è durata venti anni, dal 1941 al 1961. Le attività lavorative della colonia penale agricola hanno cambiato il volto del territorio, le opere di dissodamento, spietramento, bonifica e rimboschimento nonché tutte le attività legate all'agricoltura e all'allevamento, la pastorizia in particolare, sono il frutto del grande e duro lavoro compiuto dai detenuti. Uomini arrivati a Tramariglio per espiare delle pene ma allo stesso tempo per cercare di riscattare il loro travagliato passato, imparando lavori che potevano costituire nuove occasioni di vita e, appunto, riscatto sociale al termine del periodo di detenzione.

A Tramariglio si venne a formare un'inedita comunità di persone, composta dagli agenti e dalle loro famiglie, dai funzionari della colonia penale, dagli educatori e dai detenuti. Tutti gli edifici dell'attuale borgata di Tramariglio ci ricordano questa storia e i grandi sacrifici di tutte queste persone.

A Tramariglio il lavoro era obbligatorio, i detenuti appena arrivati entravano subito in una squadra formata da 15 persone, sotto la vigilanza di un agente, era l'unità di lavoro, che veniva utilizzata per mansioni generiche come opere di dissodamento di terreni, manovalanza in edilizia, lavori agricoli e rimboschimento. Questi erano i detenuti "consegnati". Esisteva anche un'altra tipologia di detenuto, quello "sconsegnato", di solito ritenuto affidabile o a fine pena, al quale erano destinati lavori mirati (elettricista, fabbro, barbiere, pastore ecc.) e che poteva avere una certa libertà di movimento nel corso della giornata, all'interno del territorio della colonia, con l'obbligo di presentarsi la sera, al tramonto, nel carcere o nelle sue diramazioni per l'appello.

I venti anni di attività della colonia penale agricola di Tramariglio trascorsero così all'insegna di una pacifica monotonia, caratterizzata dal lavoro di tutte queste persone, pochi furono i fatti di rilievo che scossero la tranquillità di questo piccolo universo.
Ne citiamo alcuni...

Il 23 febbraio del 1943 evade dal carcere di Tramariglio Bachisio Falconi, pastore di Fonni, condannato a trent'anni di reclusione per l'omicidio del carabiniere Giuseppe Ferrandu. Il Falconi, abituale abigeatario, si professò sempre estraneo ai fatti e durante la sua latitanza scrisse una poesia "Sa canthone sarda" nella quale raccontò la sua vicenda e i particolari dell'evasione. Bachisio Falconi morì in un conflitto a fuoco con i carabinieri nel dicembre del 1949.

Il 17 settembre del 1951 si verificò un grave episodio di ammutinamento nella colonia penale. Un gruppo di una cinquantina di detenuti per cinque giorni consecutivi si asserragliò in un camerone, lamentando le carenze del regime alimentare, in particolare il fatto che ricevessero un solo pasto caldo al giorno. L'opera di persuasione del direttore della colonia e del Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Sassari posero fine all'agitazione dopo tre giorni. L'accaduto ebbe una risonanza nazionale perché il deputato sardo del P.C.I. onorevole Polano sottopose un'interrogazione parlamentare al Ministro di Grazia e Giustizia per avere informazioni sulla vicenda.

Articolo sulla cattura del detenuto Edoardo Corsi evaso nel 1960

L'ultimo episodio che vogliamo citare è, senza ombra di dubbio, quello più tragico avvenuto nel corso della storia della colonia Penale di Tramariglio: l'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Tomasiello, accaduto il 22 gennaio del 1960, ad opera del detenuto triestino Edoardo Corsi. Il Corsi, detenuto a Tramariglio, scontava la pena per un furto sacrilego, era un "consegnato" addetto alla manutenzione delle linee telegrafiche e telefoniche. In questo compito era costantemente sorvegliato durante il lavoro da un agente di custodia. Nella tarda mattinata di quel 22 gennaio era scortato dalla giovane guardia Giuseppe Tomasiello, approfittando di un attimo di distrazione del militare, il Corsi lo colpì diverse volte in testa con un martello che utilizzava per il proprio lavoro, lasciandolo in fin di vita, per poi darsi alla fuga. Il corpo del povero agente venne scoperto solo in tarda serata dai colleghi, trasportato all'Ospedale Civile di Alghero, morì il 24 gennaio per le gravi ferite riportate. Il suo assassino invece venne catturato pochi giorni dopo nella campagna di Sassari.

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